Sternatia e LÀMPA: il borgo che si visita giocando

Sternatia dista 16,5 chilometri da Lecce e conta poco più di duemila abitanti. Nel griko locale il paese si chiama Starnaìtta, oppure semplicemente Chóra. Dal 2026 alla sua geografia di corti, chiese, frantoi sotterranei e palazzi baronali si è aggiunta una mappa digitale: quella di LÀMPA, un videogioco per smartphone ambientato nelle strade del centro abitato. Per avanzare occorre camminare, raggiungere luoghi precisi, incontrare personaggi legati al folclore e imparare alcune parole della lingua greca parlata per secoli in questa parte del Salento.

Il progetto è stato presentato tra il 31 maggio e il 2 giugno 2026 con il titolo LÀMPA – Sternatia, il borgo che vorrei. Il videogioco rappresenta la parte più immediata di un programma che comprende installazioni immersive, attività teatrali, pubblicazioni e un laboratorio dedicato alle professioni digitali. Alla base c’è un’idea precisa: usare strumenti contemporanei per rendere accessibili storie che appartengono al paese, comprese quelle meno facili da affidare a una targa o a una guida tradizionale.

Che cos’è LÀMPA e come funziona il videogioco di Sternatia

LÀMPA è un gioco urbano in realtà aumentata disponibile per dispositivi mobili. La partita si svolge fisicamente a Sternatia: la geolocalizzazione riconosce gli spostamenti del giocatore, mentre la realtà aumentata fa comparire sullo schermo figure e oggetti collegati ai punti raggiunti. La tecnologia chiamata cloud AR mapping consente di associare i contenuti digitali a una posizione reale, trasformando vie e piazze in parti attive della storia.

La trama riprende elementi del folclore locale. Il borgo deve restare illuminato e il giocatore raccoglie olio per alimentare le lampade, affrontando missioni che conducono verso lo scontro con il Basilisco. Lungo il percorso compaiono monaci, artigiani, guardiani e spiriti dispettosi; ciascun personaggio assegna compiti, consegna indizi o presenta espressioni in griko necessarie per proseguire.

L’olio, in questo contesto, possiede anche un legame concreto con Sternatia. Per secoli la lavorazione delle olive ha sostenuto l’economia dell’entroterra salentino, come mostrano i frantoi ipogei scavati sotto gli edifici e le strade del paese. La lampada del gioco richiama quindi un materiale che appartiene alla storia produttiva del territorio, oltre a funzionare come oggetto narrativo.

Le missioni alternano ricerca di oggetti, domande, incontri e scelte linguistiche. La scheda ufficiale dell’app insiste proprio sull’uso del griko: ogni personaggio insegna una parola o un’espressione e il giocatore deve riconoscerne il significato nel momento adatto. La lingua entra così nelle regole del gioco e determina l’avanzamento della storia.

Quali luoghi di Sternatia si scoprono con il progetto LÀMPA

Il videogioco si inserisce in un progetto diffuso che coinvolge alcuni degli edifici più rappresentativi di Sternatia: il Convento dei Domenicani, il chiostro del municipio, la cosiddetta Sala delle Torture, Masseria Placerà, Palazzo Granafei e il frantoio ipogeo. Videomapping, paesaggi sonori, installazioni interattive e realtà aumentata costruiscono una lettura del paese distribuita tra spazi diversi.

Palazzo Granafei permette di capire quanto siano stratificate le vicende del borgo. La residenza baronale fu costruita negli anni Quaranta del Settecento sopra un precedente castello bizantino, che aveva avuto un ruolo militare nell’entroterra di Otranto. La facciata principale presenta un grande portale sormontato dallo stemma della famiglia Granafei; il prospetto posteriore conserva invece un carattere più severo, legato alla struttura fortificata preesistente.

Gli interni signorili furono decorati con affreschi rococò raffiguranti scene mitologiche e divinità celesti. Accanto al palazzo si trovava il Giardino dei Fiori, un giardino pensile ottocentesco ordinato attraverso pergolati, fontane, vasche, fioriere e alberi disposti geometricamente. Sotto il basolato di Piazza Castello sono stati individuati 24 granai sotterranei, raccolti in un’area di circa cinquanta metri. Erano depositi destinati alla conservazione dei cereali e raccontano l’organizzazione economica del paese con la stessa efficacia delle sale nobiliari.

Poco distante si incontra la Chiesa Matrice di Maria Santissima Assunta, edificata nel Settecento sul luogo di una chiesa più antica dedicata a San Giorgio e legata al rito greco. Il campanile domina ancora oggi il profilo dell’abitato. L’accesso storico al nucleo antico passa invece da Porta Filia, unica porta superstite della cinta muraria cinquecentesca. Da qui il tessuto urbano si restringe tra case a corte, portali lavorati e brevi passaggi coperti, con una dimensione raccolta che rende credibile la trasformazione del paese in spazio di gioco.

Perché a Sternatia si parla ancora il griko

Sternatia appartiene alla Grecìa Salentina, l’area ellenofona della provincia di Lecce in cui il griko è sopravvissuto accanto all’italiano e al dialetto salentino. La sua origine ha alimentato un lungo confronto tra linguisti. Una parte degli studiosi vi ha riconosciuto la continuità delle colonie della Magna Grecia; altri hanno collegato la formazione della lingua alla presenza bizantina nell’Italia meridionale durante l’Alto Medioevo. Treccani considera più probabile la seconda ipotesi, pur ricordando che la questione resta discussa.

A Sternatia lo studio del griko è legato soprattutto al nome di Paolo Stomeo. Insegnante e ricercatore, Stomeo raccolse testimonianze orali, lessico e racconti popolari, contribuendo a documentare una lingua che stava perdendo progressivamente parlanti. Nel 1981 pubblicò Racconti greci inediti di Sternatìa, una raccolta bilingue nella quale le storie compaiono in italiano e in griko, accompagnate dalla trascrizione fonetica.

Il volume è stato ristampato dalle edizioni Kurumuny nell’ambito del progetto LÀMPA. La scelta permette di risalire alla materia narrativa dalla quale il videogioco trae parte del proprio immaginario: formule tramandate oralmente, figure leggendarie, episodi della vita contadina e modi di dire che conservano il ritmo della lingua parlata. Gli studi dell’Università del Salento riconoscono proprio nel lavoro di Stomeo una testimonianza del griko quotidiano, ricco di riferimenti alle tradizioni mediterranee, orientali ed elleniche.

Nel gioco la lingua acquista una funzione pratica. Una parola viene ascoltata, collegata a una situazione e riutilizzata durante una missione. Questo passaggio conta soprattutto per un idioma minoritario, perché la memoria linguistica vive attraverso contesti, gesti e relazioni. Un vocabolo isolato su un pannello resta un’informazione; una parola necessaria per rispondere a un personaggio diventa parte di un’azione e tende a fissarsi più facilmente.

Un videogioco può davvero valorizzare un borgo?

Il caso di Sternatia interessa anche per la domanda che pone: quali strumenti riescono a trasmettere la storia di un piccolo centro alle persone che lo attraversano per poche ore? LÀMPA sceglie il linguaggio del gioco e lega ogni contenuto a uno spostamento reale. L’attenzione del visitatore viene orientata verso dettagli precisi, mentre la successione delle missioni offre un motivo per proseguire lungo strade che potrebbero rimanere fuori dai percorsi più frequentati.

Il meccanismo presenta anche alcuni limiti, rilevati da Matteo Lupetti su Artribune. Quiz e risposte corrette possono ridurre la storia a una sequenza di nozioni, lasciando poco spazio alle contraddizioni e alle diverse interpretazioni del passato. La qualità di un gioco culturale dipende quindi dalla scrittura, dalla ricerca storica e dal game design, oltre che dall’efficienza della tecnologia.

C’è poi una questione di durata. Applicazioni, sistemi operativi e dispositivi cambiano rapidamente; un contenuto digitale richiede aggiornamenti, manutenzione e una gestione continuativa. Anche le installazioni collocate negli edifici hanno bisogno di accessi regolati, assistenza tecnica e programmazione. Artribune ha segnalato come, al momento della presentazione, alcuni aspetti della gestione futura risultassero ancora da definire. È un tema concreto per molti progetti finanziati attraverso programmi pubblici: la vera misura del risultato arriva negli anni successivi all’inaugurazione.

LÀMPA possiede comunque un elemento raro nei progetti di promozione territoriale: nasce da materiali locali riconoscibili. Il Basilisco, l’olio delle lampade, il griko, gli artigiani e le architetture appartengono alla storia del paese. Questa coerenza evita che Sternatia diventi uno sfondo intercambiabile e permette al gioco di mantenere un rapporto stretto con il luogo in cui si svolge.

Cosa vedere a Sternatia dopo aver giocato a LÀMPA

La partita offre una prima trama, mentre il paese continua a suggerire deviazioni. Dal centro storico si può tornare verso Porta Filia, osservare la struttura delle case a corte e cercare nei prospetti le differenze tra la pietra lasciata a vista, gli intonaci e i portali in bugnato. Palazzo Granafei merita una sosta anche quando gli ambienti interni non sono accessibili: la facciata, Piazza Castello e la presenza invisibile dei granai sotterranei bastano a restituire il rapporto tra potere baronale, riserve alimentari e vita della comunità.

I frantoi ipogei riportano alla lunga stagione dell’olio lampante, prodotto anche per illuminare città lontane. La Chiesa Matrice conserva invece la sovrapposizione tra rito greco e culto latino, leggibile nella storia dell’edificio precedente dedicato a San Giorgio. Le corti e le strade raccolte completano una visita che acquista senso soprattutto attraverso i dettagli, più che attraverso una successione di monumenti isolati.

LÀMPA aggiunge a questa materia una forma di orientamento narrativo. Una volta spento lo schermo, restano nomi, parole e riferimenti che prima della partita sarebbero passati inosservati. Il risultato più interessante si misura proprio qui: nella capacità di rendere più leggibile Sternatia, facendo emergere la relazione tra la lingua grika, il lavoro agricolo, le architetture e le storie che il paese ha continuato a tramandare.